domenica 1 novembre 2020

Adrian di Marco Canella

ADRIAN
Marco Canella
 
 
Buona domenica, amici!

È con grande piacere che vi presento ADRIAN, il nuovo romanzo dell’amico e collega Marco Canella.
In un contesto prevalentemente femminile, Marco si sta facendo strada (e che strada!) nel mondo editoriale Romance ed Erotico e in questo ultimo lavoro ha inserito anche un tocco Dark.
Se siete amanti del genere, questo è un romanzo da non perdere!
 
Il libro è fresco fresco di stampa, infatti è uscito da appena due giorni, e già promette mooolto bene!
 
Io l’ho già comprato e voi cosa aspettate?


 
Editore: Quixote Edizioni (30 ottobre 2020)
Genere: Romance - Erotico
N° pagine: 334
 
 
Trama
 
Adrian è lo slave, Angelica è la mistress: riuscirà a trionfare un amore che appare impossibile?
Adrian, famoso modello che si ritiene irresistibile, viene catturato dalle Angry girls, guidate da Angelica; un gruppo nato per vendicarsi della razza maschile rea di avere ammazzato troppe donne con violenti atti di femminicidio.
Ad Adrian, però, viene riservato un trattamento speciale perché è un hung, un uomo con qualcosa di speciale.
Tu per me sei come un gioco e io sono colei che ti possiede.
Tra dolore, momenti di estasi e di folle piacere, sta nascendo un qualcosa di profondo tra Angelica e Adrian; un qualcosa che abbatte le certezze della padrona, che aveva giurato a se stessa che non si sarebbe mai innamorata; un qualcosa che illude lo slave che comincia a credere di potersi salvare grazie al suo fascino.
«Davvero lo credi possibile, slave?»
«La vita mi sta insegnando che tutto è possibile.»

 

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venerdì 23 ottobre 2020

I leoni di Sicilia di Stefania Auci


I LEONI DI SICILIA
Stefania Auci

 
C’è stata una famiglia che ha sfidato il mondo. Una famiglia che ha conquistato tutto.
Una famiglia che è diventata leggenda. Questa è la sua storia.

 
Editore: Nord (maggio 2019)
Collana: Narrativa Nord
Genere: Romanzo Storico
N° pagine: 437

 
Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione... E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri - il marsala - viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno - sott'olio e in lattina - ne rilancia il consumo in tutta Europa... In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l'espansione dei Florio, ma l'orgoglio si stempera nell'invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell'ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e - sebbene non lo possano ammettere - hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto - compreso l'amore - per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile.
 

La mia opinione

Cosa si può dire, che non sia già stato detto, del libro più venduto del 2019? Forse ero rimasta una delle poche a non averlo ancora letto, quindi mi sono adeguata.
Amo le storie di saghe famigliari, che attraversano i secoli, la storia, le avversità di generazioni a confronto.

Siamo nella Sicilia dei primi anni dell’800 e la Auci ci racconta come nasce la fortuna di quella che diventerà una delle famiglie più potenti dell’isola, una Sicilia oggetto del desiderio di molti conquistatori e di un’Italia destinata, non senza ostacoli, all’unità.
È in questi contesti che i fratelli Florio, commercianti di spezie, tentano di guadagnarsi un posto nella Palermo che conta.

Vincenzo è il protagonista indiscusso di questo romanzo: potente, irriverente al punto giusto, spregiudicato commerciante, spesso indisponente, ma dallo splendore letterario indiscusso.
 
“Vincenzo rimane immobile in mezzo alla strada, mentre Palermo gli scorre addosso.
Le finestre si richiudono, risa sfumano tra l’acciottolio dei carri.
Alcuni lo guardano con simpatia, con compatimento. Altri ancora non nascondono il disprezzo. E’ il sangue che fa la differenza.
Si allontana dalla piazza. Testa alta, schiena dritta. Ma si sente di piombo.
Tutto in lui sta andando in pezzi. Solo l’umiliazione lo tiene insieme.
Mai più, si dice.
Mai più.”
 
Non lascia indifferente la condizione della donna, la spregiudicata e ottusa prevalenza maschile, e la considerazione pressoché nulla delle femmine di casa e di come questa condizione sia tradizionalmente e storicamente accettata dalle donne stesse.

Apprezzabili le parti in dialetto siciliano, anche se spesso rallentano il ritmo.

Nel complesso è stata una lettura piacevole e interessante, ma l’ho trovata a tratti molto lenta. Avevo letto opinioni contrastanti, ora ne capisco le motivazioni.

Potrei promuoverlo, ma non a pieni voti.

In ogni caso lettura consigliata a chi, come me, lo ha visto sugli scaffali di tutte le librerie o sui post di tutte le pagine letterarie, senza farsi convincere all’acquisto per molto tempo.

Se non lo avete ancora fatto, è giunto il momento di leggerlo!


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sabato 10 ottobre 2020

Il rumore delle cose che iniziano di Evita Greco

          IL RUMORE DELLE COSE CHE INIZIANO

Evita Greco
 
“Le cose, quando iniziano, fanno un rumore bellissimo.”
 
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (2 febbraio 2017)
Genere: Narrativa Contemporanea
N° pagine: 328

 
Cosa faresti se la tua bambina avesse paura di andare a scuola? Cosa le diresti per convincerla a farsi coraggio? Per la sua nipotina Ada, Teresa inventa un gioco: ogni volta che una cosa bella sembra finire, bisogna aguzzare le orecchie e prestare attenzione ai rumori. Solo così si possono riconoscere quelli delle cose che iniziano. Alcuni sono semplici e hanno dentro una magia speciale: un'orchestra che accorda gli strumenti, il vento in primavera, il tintinnio delle tazze riempite di caffè... Ma nella vita non sempre sappiamo riconoscere le cose belle. Quando perdiamo fiducia in noi stessi, quando qualcuno ci tradisce, o ci dice addio, sembra che nulla possa davvero iniziare. Ada ci pensa spesso, ora che nonna Teresa è ammalata. Nei corridoi dell'ospedale la paura di restare sola è così forte da toglierle il respiro, ma bastano due persone per ricordarle che si può ancora sorridere: Giulia, un'infermiera tutta d'un pezzo, e Matteo, che le regala margherite e la sorprende con una passione imprevista. Perché è proprio quando il mondo sembra voltarti le spalle che devi ascoltarne i rumori, e farti trovare pronta. Guardati intorno, allunga la strada, sbaglia a cuor leggero e ridi più spesso che puoi. Ogni volta che qualcosa finisce, da qualche parte ce n'è un'altra che inizia.
 

La mia opinione

 “Per Ada ci sono rumori che meritano più attenzione di altri.
Il rumore che fa un’orchestra quando gli strumenti vengono accordati, 
un attimo prima che il concerto inizi.
Quello che fanno le foglie quando si alza il vento.
E quello che fanno le tazzine quando i baristi le sistemano sopra le macchina del caffè.
Ada sa che ci sono cose che, quando iniziano, fanno rumore.
E quando sente quel rumore, si ferma e ascolta.
Ascolta il rumore delle cose che iniziano.”

 
Questo è un libro malinconico e triste, che lascia cicatrici profonde. È la storia del legame indissolubile e sincero che lega Ada alla nonna, ormai anziana e malata. Un legame fatto di ricordi, abitudini, piccoli gesti e dolci aneddoti che Ada porterà nel cuore per sempre.
La prima parte della narrazione è lenta e dolorosa, a tratti surreale, come surreale è il personaggio di Ada, giovane donna soffocata da una realtà che il più delle volte non capisce e non afferra.
Nella seconda parte il racconto cambia marcia, prende slancio e tutto sembra ritornare su una dimensione più realistica. Perché per ogni cosa che finisce ce n’è sempre una che inizia e se ascolti bene potrai sentirne il rumore.

 
“Da allora, Ada aveva sempre avuto pazienza e, per distinguere le cose che finiscono da quelle che iniziano, aveva imparato a stare attenta.
Aveva capito che le cose, quando finiscono, lo fanno in silenzio.
Mentre quelle che iniziano fanno un rumore bellissimo.”

 
Un libro delicato e profondo, struggente e intenso.
Consigliato a tutti quelli che sorridono pensando ai propri nonni.



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giovedì 10 settembre 2020

L'arte sconosciuta del volo di Enrico Fovanna

 

L’ARTE SCONOSCIUTA DEL VOLO
Enrico Fovanna
 
 
 
Editore: Giunti Editore (10.01.2020)
Collana: Scrittori Giunti
Genere: Narrativa contemporanea
N° pagine: 348
 
Premosello, Piemonte settentrionale, 1969. È il primo novembre, vigilia del giorno dei morti, e una scoperta agghiacciante sta per risvegliare l'orrore in paese, sconvolgendo l'infanzia di Tobia. Su una strada di campagna, vicino al ruscello, è stato rinvenuto il corpo di un suo compagno di scuola. A pochi mesi di distanza dal ritrovamento del cadavere di un'altra ragazzina. In paese si diffonde il terrore: ormai è evidente che per le campagne si aggira un mostro, un mostro che uccide i bambini. Tobia è afflitto dal senso di colpa e dalla vergogna, perché con quel ragazzo aveva fatto a botte proprio il giorno della sua scomparsa, desiderando davvero di liberarsi di lui. Adesso è difficile tornare alla vita di prima, all'amore innocente ed esaltante per Carolina, ai giochi spensierati con padre Camillo e con Lupo, il matto del paese. Soprattutto quando i sospetti dei paesani si concentrano su una persona molto vicina a Tobia, sulla cui innocenza lui non ha alcun dubbio. Quarant'anni dopo, Tobia vive a Milano e fa il medico legale. Demotivato dal lavoro e lasciato dalla moglie per l'impossibilità di avere un figlio, sta vivendo uno dei momenti più bui della sua vita. Sarà una telefonata di Ettore, il suo vecchio compagno di scuola, a convincerlo a tornare dopo tanti anni nei luoghi dell'infanzia, per il funerale di Lupo. E questo inatteso ritorno cambierà la rilettura del suo passato...


La mia opinione
 
Quella di Fovanna è una scrittura poetica e ammaliatrice. Questa storia misteriosa è raccontata attraverso l’ingenuità e la spensieratezza di un bambino di sette anni, Tobia, che nell’autunno del 1969, vede il suo paese al centro della cronaca nera a seguito del ritrovamento, nelle campagne circostanti, dei cadaveri di due bambini coetanei e compagni di scuola. L’episodio sconvolge il paese e segnerà per sempre la sua infanzia.

 
‘Io non pensavo mai alla morte. 
Avevo davanti l’eternità. La bellezza dei giorni, effimera come i fiori, e al contempo infinita.
Un paradosso inconoscibile. 
L’idea del declino, del resto, non abita i bambini. Vivono e basta, come dovrebbe fare chiunque, nel puro struggimento per l’incanto del mondo e per il privilegio di esserci.’

 
Dopo quarant’anni Tobia ricorda quei momenti e, in un periodo difficile della sua vita, si ritrova a voler desiderare di tornare negli stessi luoghi nei quali aveva giurato di non tornare mai più.

 
‘Il sottofondo dell’acqua. Le chiacchiere di qualche uccello, o di due bagnanti lontani. 
Il sole sulla pelle. 
Sì. Forse l’infanzia è la stagione che precede il Male, la mia lo è stata. 
E il ritorno al paese ha risvegliato un fantasma, il custode dell’inquietudine.’

 
Non è il classico giallo incalzante, dove si susseguono i colpi di scena.
Qui, dietro l’apparente semplicità di ricordi raccontati in prima persona dagli occhi di un bambino, il lettore percepisce tutta la forza delle emozioni, la potenza dell’inconscio e la profondità della vita, racchiusa nel ricordo di pomeriggi spensierati, di un amore puro, di sensi di colpa sopiti, di giochi con i coetanei, di immagini rubate al mondo dei grandi. Il tutto, all’ombra di un mistero che, seppur drammaticamente feroce, non viene mai urlato nella narrazione.

Libro davvero molto bello, scrittura semplice, poetica e intensa.
Da non perdere!

'Mentre la maestra parlava di chissà cosa, 
rimuginavo sul tragitto da fare in bici e sui punti di riferimento. 
Ci sarei andato dopo l'ultima ora di scuola, e da solo.
Al pensiero, provai un po' di paura.
Poi compresi, e il tempo me lo avrebbe confermato,
che tutte le strade che contano passano dalla paura.'




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giovedì 3 settembre 2020

E se ci incontrassimo ancora di Chiara Losa


Inauguro oggi la rubrica 'Nuove proposte' e vi presento...

 
E SE CI INCONTRASSIMO ANCORA
Chiara Losa

Editore: Gruppo Albatros Il Filo (26 maggio 2020)
Collana: Nuove voci. Strade
Genere: Narrativa contemporanea
N° pagine: 454

 
Può l'amore superare il tempo e la distanza? Può superare la morte? E se la morte non fosse altro che un passaggio, una porta che si apre, un'opportunità per una nuova vita? Se fosse una possibilità per migliorare, per comprendere a fondo i propri errori, accettarli e perdonarsi? Lo spirito 0875 e lo spirito 0876 si sono scelti reciprocamente e per questo sono destinati a incontrarsi in tutte le loro vite, si ritroveranno anche questa volta nella forma di Edoardo ed Emma. Due persone, due dolori, due storie diverse ma un unico destino: quello di essere legati. Saranno in grado, nonostante gli intrighi altrui, di sostenersi e amarsi come hanno sempre fatto?

 
La mia opinione
 
‘Chi avrà più il coraggio di farsi una doccia!’ Ho ripensato a questa battuta del film ‘Gost’, leggendo il libro di Chiara Losa. 
Perché la vita di ciascuno di noi, ogni singolo minuto, ogni emozione, ogni decisione, incontro, scelta o coincidenza, è governata e diretta da un ordine supremo che tutto vede, tutto sa e tutto controlla. E attenzione, perché è tutto rigorosamente archiviato.
 
Nella prima parte ci si perde un po’ tra le minuziose descrizioni di questo mondo fantastico e surreale, ma quanto mai terreno, dove gli spiriti guida controllano come in una sala di comando le vite di ognuno di noi, con monitor, telecamere nascoste, archivi, palazzi a 32 piani in cui ci sono gli uffici dei capi supremi, apprendisti in odore di promozione. 
Il tutto, molto in stile ‘City of London’.

È, più che altro, un viaggio dentro se stessi quello che fanno i due protagonisti, lo spirito 0875 e 0876, destinati a ritrovarsi e a stare insieme in ognuna delle vite che decidono di vivere. Ma non sempre sono in grado di riconoscersi ed è questo che tiene alta la curiosità del lettore. 
Entriamo nelle loro paure, nei dubbi esistenziali, nei dilemmi irrisolti, quelli che si accumulano nelle vite trascorse come nodi mai sciolti.
 
La storia è curiosa e merita senz’altro una lettura attenta.
 
Dietro questo libro c’è tanto impegno e si vede, Chiara ha fatto un lavoro immenso e di questo bisogna dargliene merito.
Però devo essere onesta, questo libro, proprio per l’enorme lavoro che ha dietro, avrebbe meritato (a mio avviso) un editing più spinto o, forse sarebbe meglio dire, avrebbe meritato un editing
Avrebbe reso tutto più realistico, pagine e pagine di descrizioni sarebbero state alleggerite e, probabilmente, le 454 pagine si sarebbero ridotte e di molto, il tutto a vantaggio di una lettura senz’altro più scorrevole.
 
A mio parere personale, Chiara (molto brava e precisa) avrebbe meritato una casa editrice.

Vi consiglio in ogni caso di entrare in questa storia e conoscere lo spirito 0875 e 0876! Riusciranno finalmente a incontrarsi, riconoscersi e a restare uniti per sempre? A voi la scoperta...
Buona lettura!



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venerdì 28 agosto 2020

Cocomero o anguria?

COCOMERO O ANGURIA?

Ecco un classico esempio di quanto sia variegato (e meraviglioso!) il panorama lessicale italiano, influenzato da molteplici, e a volte bizzarre, varianti regionali e dialettali.


Una delle due parole vi sarà senz’altro più familiare, dipende dalla zona geografica in cui vi trovate. Infatti al Nord si dice anguria, in Toscana e al Centro si dice cocomero, infine, al Sud si dice melone d’acqua.

Quindi, per rispondere alla domanda del titolo, sono corrette entrambe le forme, con un’unica differenza, quella geografica.

 

    Curiosità storica

Anguria è una parola di origine greca, infatti deriva da angoùria, ossia cetriolo, termine approdato a Ravenna con la dominazione bizantina intorno al VI secolo d.C., e diffusosi poi a tutta l’Italia settentrionale.

Cocomero deriva dalla parola latina cucumere(m), cetriolo, e con lo stesso significato, lo si ritrova nel francese concombre e nell’inglese cucumber.

È curioso come anche l'inglese watermelon e il tedesco Wassermelone, che significano cocomero, siano entrambi formati da due parole, acqua e melone, ossia melone d'acqua, proprio come in Sicilia!


Anguria e cocomero sono geosinomini, ossia parole diverse che esprimono lo stesso significato, cioè si riferiscono allo stesso oggetto o allo stesso concetto, ma sono diffusi in zone d’Italia diverse e ben distinte. Ogni geosinonimo copre una precisa area geografica, dove viene comunemente usato nella lingua parlata di ciascuno di noi.

 

Gli esempi di geosinonimi sono numerosissimi…

Il più classico è senza dubbio l’espressione che gli studenti di tutta Italia utilizzano per indicare l’azione di marinare la scuola: inizio con la mia Ferrara, dove si dice fare fuoco, a Milano si dice bigiare, bucare a Torino, ma ancora, fare forca a Firenze, fare sega a Roma, fare filone a Palermo, far vela in Sardegna.

Un altro geosinonimo è riferito alla parola lavandino, così chiamato da tutti i settentrionali, mentre per i meridionali è lavapiatti. I Toscani fanno la distinzione tra acquaio per indicare il lavello della cucina e lavandino solo per quello del bagno.

Ancora, potremmo parlare di ciò che usano gli italiani per appendere gli abiti dentro gli armadi: al settentrione si chiamano ometti oppure appendiabiti, in Toscana si usano le grucce, mentre al Centro-Sud le stampelle o le croci.

Mi viene in mente un altro esempio che ricorre in tempo di Carnevale, quando gli italiani mangiano il tipico dolce friabile e ricoperto di zucchero a velo, che a Ferrara chiamiamo crostoli, a Bologna chiamano sfrappole, ma che nelle varie regioni d’Italia assume il nome di cenci, chiacchiere, bugie, frappe, frappole, frittole, ecc..

 

Nel  panorama regionale i geosinonimi sono davvero un’infinità.

Sono sicura che anche a voi ne verranno in mente tantissimi altri. 

A quale avete pensato? Fatemelo sapere che ci divertiamo un po’!

 

    Curiosità

Ci sono anche alcuni geosinonimi che, nel tempo, tendono a cadere in disuso, cedendo il passo alla forma standard più accreditata. È il caso, per esempio, della parola idraulico, ora diffusa in tutta l’Italia in maniera uniforme, ma che fino a poco tempo fa in Toscana era il trombaio o lattoniere, nel Lazio lo stagnaro, al Sud il fontaniere.

Anche cacio e formaggio sono geosinonimi: il primo è diffuso in Toscana, in Sardegna e nell’Italia centro-meridionale; il secondo, invece, è tipico della parlata settentrionale, dove la produzione casearia di tipo industriale si è affermata prima che in altre parti d’Italia. Forse è proprio questo il motivo per cui la voce settentrionale formaggio si è imposta sulla parola cacio.

La stessa sorte è toccata alla parola tapparella, altra voce tipicamente settentrionale, che ha prevalso su avvolgibile o serranda, più in uso al Sud; i motivi sono anche in questo caso di tipo socio-economici, in quanto la maggior parte delle fabbriche di serramenti sono nate al Nord.

 

Fonti: Pubblicazioni di Elisabetta Perini - Pubblicazioni di Laila Cresta - Vocabolari della lingua italiana - Wikipedia - grammaticaitaliana.eu - Articoli vari.


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martedì 4 agosto 2020

È piovuto o ha piovuto?


È PIOVUTO O HA PIOVUTO?

Il post della scorsa settimana (Il sole oggi splende, ma ieri?) ha avuto un gran successo.

Alcuni mi hanno risposto: ieri brutto oppure ieri nuvoloso, ieri pioggia. Bé, me l'aspettavo!

Mi avete provocato? E io rilancio! 

Quindi, ieri ha piovuto o è piovuto?


Vi tolgo subito il dubbio, dicendo che in questo caso non potete commettere alcun errore, perché sono corrette entrambe le forme.

Nella grammatica italiana, i verbi che indicano fenomeni meteorologici ammettono sia l’ausiliare essere che l’ausiliare avere, sia nella lingua scritta che in quella parlata.
Ha tuonato tanto e, alla fine, è piovuto. (Luca Serianni)


Quali sono i verbi che indicano fenomeni meteorologici?
Piovere, spiovere, grandinare, nevicare, gelare, lampeggiare, tuonare, sgelare, albeggiare, imbrunire, annottare, ecc.

Attenzione però, perché c’è un’eccezione! (E ti pareva!)

Quando il verbo non è usato per indicare fenomeni meteorologici, quindi non è indicato con valore impersonale, ma è usato con significati figurati o traslati, i tempi composti ammettono soltanto l’ausiliare essere.
Es: Sono piovute critiche a non finire.
La fortuna gli è piovuta addosso all’improvviso.
Simone è piovuto in teatro nel bel mezzo delle prove.


Curiosità

Anche in questo caso la regola grammaticale ha subito nel tempo una modifica.
Nella sua forma originale, prevedeva per i verbi impersonali l’uso esclusivo dell’ausiliare essere (mi è sembrato, mi è successo, è stato necessario).

Sono verbi impersonali quelli che esprimono un’azione non riferibile ad una persona o una cosa specifica.

I verbi meteorologici sono, appunto, verbi impersonali, quindi, in base alla regola generale, dovrebbero ammettere solo il verbo essere. Invece, l’ausiliare avere è entrato nell’uso comune sia del linguaggio parlato che di quello scritto, tanto da considerarsi corretto al pari della forma con il verbo essere.





Fonti: Pubblicazioni di Elisabetta Perini - Pubblicazioni di Laila Cresta - Vocabolari della lingua italiana - Wikipedia - grammaticaitaliana.eu - Articoli vari.


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sabato 1 agosto 2020

Emanuela Esposito Amato

EMANUELA ESPOSITO AMATO

Cari amici, iniziamo il mese di Agosto alla grande!
Come promesso, oggi vi parlo di Emanuela, collega della famiglia Alcheringa Edizioni.
Vi posso garantire che questa è un'autrice da seguire.


Conosciamola insieme...

Emanuela Esposito Amato è nata a Napoli, dove vive.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne, è attualmente docente di Francese all'Istituto Superiore Pagano-Bernini.

Per lunghi periodi, durante e dopo gli studi universitari, ha vissuto e lavorato a Parigi. Ha condotto ricerche sul periodo letterario medievale in lingua romanza presso l’Université de la Sorbonne-Paris e la Bibliothèque Nationale de France.

Ha frequentato corsi di scrittura creativa tra cui uno con la Scuola Omero (Roma), e due con la Scuola Holden (Torino).

Nell’ Agosto/settembre 2002 la rivista per scrittori esordienti "Inchiostro" (Anno 8, Numero 3/4) ha pubblicato il suo racconto Rapsodia.
Nel Settembre 2002 la rivista di cultura e formazione editoriale "Il Segnalibro" (Anno 3, Numero 10) ha pubblicato il suo racconto Il recidivo.
Nell’ Aprile 2014 con il racconto Lui dorme è risultata vincitrice del primo premio del concorso letterario "Da donna io racconto" indetto dal Centro comunale di cultura e dal Centro italiano femminile della città di Valenza (Al).


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La scrittrice napoletana esordisce nel 2018 con il romanzo
 Il Diario segreto di Madame B. 
di cui vi ho parlato in un recente post. 

Napoli 2013, Francia 1840, due storie parallele destinate ad incontrarsi e ad emozionare.

Il romanzo è stato favorevolmente accolto da pubblico e critica.

Nel 2019, Terzo classificato al Premio Costadamalfilibri 
sezione Narrativa/Saggistica, nell’ambito della XIII edizione di incostieraamalfitana.it.

Nel luglio 2020, fresco di ritiro, vince Il Premio “MarediCosta” di Praiano.


 
Nel gennaio 2020 l’autrice ha pubblicato un nuovo lavoro letterario, questa volta una raccolta di racconti: 


Editore: Homo Scrivens Collana: Direzioni immaginarie Anno edizione: 2020

Vite difficili, di donne che camminano sul filo del rasoio della loro esistenza, che colmano i vuoti con ossessioni tremendamente deleterie al loro spirito. Un'alternanza di odio e amore per se stesse, una frenetica lotta per la sopravvivenza e la paura di perdersi nell'oblio accompagnano le pagine di questa raccolta di racconti.



Emanuela, raccontaci come hai iniziato a scrivere.

I primi incontri con la narrazione risalgono a quando io non frequentavo ancora la scuola! Mia mamma e mia nonna, ogni pomeriggio, mi insegnavano una lettera dell’alfabeto e me la facevano colorare e poi ripetere. Io adoravo quei pomeriggi e non vedevo l’ora di conoscere altre lettere, anche le più ostiche da pronunciare! 
Poi il miracolo è accaduto quando ho cominciato a mettere insieme le lettere e a scrivere prima singole, semplici parole, poi frasi con un minimo di senso.
Ricordo ancora, ed è passato un bel po’ di tempo, che, affascinata da quel mondo così vario e ricco di combinazioni, pensai che un giorno avrei scritto una storia…
E la cosa si è avverata. 
Dal mio amore per le lettere dell’alfabeto sono passata all’amore per la lettura. 


Quindi, secondo te per diventare scrittori bisogna essere prima di tutto buoni lettori?

Sostengo che non si può essere buoni scrittori se non si ha un solido bagaglio costruito con le opere sia di autori classici che moderni. 
Io spazio tra vari generi, ma sicuramente il genere intimista è quello che più è vicino alle mie corde.


Come è nato il tuo ultimo libro, Lui dorme e altri racconti?

Ho cominciato a scrivere racconti. 
In apparenza mi sembravano slegati l’uno dall’altro perché, sebbene le tematiche fossero ricorrenti, ognuno di loro aveva un suo quid
Rileggendoli dopo molto tempo, e nel frattempo alcuni avevano anche ottenuto dei premi letterari, mi sono resa conto che avevano una tematica comune, quella femminile intimistica, e che malgrado le loro differenze sembravano essere percorsi da un sottile filo che li teneva insieme.
Ecco come è nato “Lui dorme e altri racconti” edito da Homoscrivens nel gennaio 2020.


Invece, il romanzo Il diario segreto di Madame B.?

La sfida non è stata per niente semplice. 
Sono molto pignola e precisa quando scrivo e per il romanzo “Il diario segreto di Madame B.”, edito nel settembre 2018 da Alcheringa Edizioni, ho impiegato circa un anno per la documentazione, recandomi anche sui posti descritti per due volte, e poi due anni per la stesura e l’editing.
Anche in questo caso i personaggi mi sono venuti incontro da soli e quasi mi hanno guidato nelle molteplici stesure del romanzo. Talvolta dovevo tenerli a bada perché parlavano e agivano troppo velocemente e io non riuscivo a stargli dietro!


Che tipo di scrittrice sei?

Purtroppo sono una scrittrice raramente soddisfatta in toto di quello che scrive e di come lo scrive. Tento sempre di trovare nuove metafore, nuove similitudini. Cerco di rifuggire dalla facilità di espressione, di evitare i luoghi comuni, ma…. scrivere non è impresa semplice. È sudore, fatica, posture rigide per ore. Ma il fatto è che… non ne posso fare a meno. È il mio mondo virtuale, il mio vivere con i personaggi e con le loro storie. È un’avventura sempre diversa, impervia, ma irrinunciabile!


Qual è la fonte di ispirazione delle tue storie?

Per quanto riguarda questa raccolta di racconti, le prime immagini sono venute quasi sempre all’improvviso e sono diventate in molti casi l’incipit stesso del testo.
In altre situazioni ho trovato ispirazione osservando i comportamenti delle persone, nelle circostanze più disparate, o ascoltando i discorsi della gente nei mezzi di trasposto pubblico, nei supermercati, in fila per arrivare alle casse, al caffè, mentre sorseggiavo una bevanda e i vicini di tavolo parlavano a voce un po’ troppo alta…
 Si dice che gli scrittori siano dei vampiri delle vite altrui. Forse l’asserzione non è poi così lontana dalla realtà. Ma sono anche capaci di “auto-vampirizzarsi” (consentitemi il personalissimo neologismo) e trarre dalle proprie esperienze di vita, sublimate nella scrittura, quella “prima immagine” che consentirà alla pagina bianca di essere ricamata da vocali, consonanti, punti, virgole, virgolette….
Finché dalla prima, sfocata immagine, non si vedrà il quadro terminato, la tela riempita con ogni pennellata al suo posto.



  Potete trovarla qui:

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Pagina Instagram: Emanuela Esposito Amato


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giovedì 30 luglio 2020

Sigari Cubani di Adriana Fabozzi

Buona giornata amici lettori!

Oggi vi segnalo una nuova lettura estiva. Si tratta di 'Sigari Cubani' di Adriana Fabozzi.

A volte è necessario perdersi, per poi ritrovarsi.


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Editore: Gruppo Albatros (15 novembre 2018)
Collana: Il Filo
Genere: Romance contemporaneo
N° pagine: 197


Ogni mattina, intorno alle otto e trenta, il rituale di Asia è sempre lo stesso: afferra il telefono e guarda il messaggio di buongiorno del suo fidanzato Lorenzo.
Quella della giovane Asia è un'esistenza prevedibile e scontata, con la sua mania di perfezione e il desiderio di stabilità, ma cosa può succedere quando il guscio perfetto che si è costruita si scontra con un mondo fatto di tradimenti e bugie, corrotto e privo di valori?
Il suo bisogno di sapere cosa c'è al di là della ragione, di lasciarsi andare e perdere il controllo, di fare qualcosa di sbagliato, a un certo punto prende il sopravvento, e si ritrova a indossare la maschera dell'inganno, come fanno tante persone accanto a lei.
Da quel momento inizia per Asia un periodo turbolento, in cui è divorata dal senso di colpa, finché un uomo infedele e senza scrupoli le farà aprire gli occhi sulla direzione da intraprendere nella sua vita.
A volte è necessario perdere di vista per un attimo i valori più importanti per poi ritrovarli più forti di prima, riuscendo ad accettarsi per come si è, con tutte le proprie imperfezioni.


'Ho immaginato un luogo dove non ci sia il silenzio, ma voci, dove non ci sia la menzogna, ma la verità, dove non ci siano maschere, ma volti, dove non ci siano fantasmi, ma persone che camminano a testa alta guardandosi negli occhi senza timore e senza doversi nascondere.'



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